Quando le chat delle mamme finiscono in Tribunale

I social network, come in generale le nuove piattaforme digitali, sono ormai diventati d’uso primario e imprescindibile nelle nostre vite.

Estremamente utili per favorire le comunicazioni in modo rapido, i social vengono per lo più utilizzati dalle nuove generazioni per condividere con amici e sconosciuti momenti della propria quotidianità.

I genitori, però, in questo scenario così innovativo, che ruolo hanno?

Per adattarsi ai cambiamenti della realtà, anche i genitori degli adolescenti hanno dovuto inevitabilmente approcciare all’uso di questi nuovi strumenti tecnologici: un po’ per evitare di sentirsi emarginati dal resto della società, e un po’ anche per avvicinarsi ai propri figli, tentando di capire le modalità con cui questi ultimi sono soliti comunicare tra loro oggi.

Tuttavia, soprattutto negli ultimi anni, si è constatato come in realtà gli stessi genitori abbiano giovato di numerosi vantaggi offerti dall’utilizzo delle nuove piattaforme digitali, tanto per finalità di natura privata, quanto per tenersi informati su ciò che accade ai propri figli, specialmente nell’ambito scolastico di riferimento.

Della serie, “due piccioni con una fava”.

In particolare, in quasi tutte le classi scolastiche di ogni ordine e grado i genitori degli studenti hanno dato vita a delle vere e proprie chat di gruppo, utilizzando per lo più Whatsapp, con lo scopo di facilitare le varie comunicazioni di servizio in relazione alle attività didattiche, come quelle inerenti ai compiti in classe, alle gite organizzate o alle attività ricreative.

Tuttavia, come si suol dire, il troppo stroppia sempre.

Infatti, sebbene siano nate con il nobile scopo di coinvolgere tutti i genitori nelle vicende scolastiche dei figli, le chat di classe finiscono sempre più spesso nel dilagare in conversazioni poco attinenti alla scuola, ingenerando discussioni e malintesi.

Basti pensare a qualche esempio di routine, come al numero esorbitante di notifiche dati da commenti inutili o superficiali, allo scambio di barzellette non richieste, ai quotidiani “buongiornissimo kaffè”, ai pettegolezzi sul personale scolastico o alle note vocali interminabili.

Ma il peggio si verifica quando il contenuto delle conversazioni nelle chat dei genitori sfiora i limiti della legalità.

Ciò accade quando i toni o le parole utilizzate dalle mamme dai papà all’interno della chat siano talmente esagerati o drammatizzati da alterare la realtà dei fatti oggetto di discussione, oppure da creare polemiche e litigi fino a configurare addirittura dei veri e propri comportamenti illeciti.

Secondo quanto riportato dalla cronaca più recente, infatti, questi gruppi sono stati complici di diffusione di vere e proprie fake news e allarmismi infondati, in quanto fondati su osservazioni denigratorie e insulti, specialmente nei confronti di altri alunni o degli insegnanti, se non addirittura degli altri genitori membri del gruppo.

Per comprendere l’entità del fenomeno, giova qui riportare qualche esempio:

  • La direttrice di un asilo ha sporto querela per diffamazione contro una mamma che nella chat di gruppo dei genitori, discutendo di un di lei possibile amante, aveva commentato “ma chi vuoi che se la pigli“.
  • Il licenziamento dell’educatrice di un micronido è stato ritenuto illegittimo dal Tribunale di Ferrara in quanto basato su infondate accuse di maltrattamenti da parte dei genitori dei bambini manifestate nella chat di gruppo.
  • La mamma di un bambino di 11 anni ha sporto querela per diffamazione nei confronti di un altro genitore che, nella chat di gruppo, aveva così commentato una foto condivisa ritraente il bambino che mostrava il dito medio: “Tale madre, tale figlio“.
  • In una scuola della provincia di Bologna alcuni genitori hanno offeso e criticato un bambino con disabilità cognitive nella chat di gruppo.
  • Una mamma di circa trent’anni è stata querelata per diffamazione per aver asserito nella chat di classe che sua figlia aveva riportato un ematoma dovuto alla bruciatura di una sigaretta causata dalla maestra.

Considerata la gravità degli episodi citati e sempre più frequenti, dunque, pare opportuno porre l’attenzione sull’importanza e sul ruolo demandato ai genitori nell’educazione dei figli, cercando di capire il motivo per cui nella società attuale i genitori sembrano allontanarsi sempre più dal classico prototipo di sano modello educativo basilare per la crescita dei propri figli.

Secondo quanto rilevato dagli studi di psicologia più recenti, infatti, ai giorni d’oggi i genitori sono sempre più propensi a condividere con i figli cattive notizie e aspetti negativi piuttosto che quelli positivi, finendo inevitabilmente a proporsi ai propri bambini come punti di riferimento ben altro che esemplari.

Spiegano gli esperti che probabilmente questa attitudine così negativa deve la sua ragion d’essere alla crisi dei valori che da anni affligge la nostra società, accompagnata altresì dalla precarietà della situazione economica di molte famiglie, abbattendo inevitabilmente la loro serenità.

Con l’avvento delle chat di gruppo, poi, pare che i genitori siano diventati ancora più ansiosi, volendo controllare la vita dei figli a scuola e su internet in modo maniacale e poco razionale.

Ma non tutto è perduto.

Quello che gli esperti sottolineano, infatti, è che non sono i gruppi WhatsApp dei genitori in sé ad essere pericolosi, ma piuttosto il modo in cui vengono utilizzati, quando vengono resi labili o inesistenti i confini tra quelle che dovrebbero essere le responsabilità dei genitori, dei bambini e degli insegnanti, oltreché dell’educazione e del rispetto reciproco.

Di conseguenza, per evitare eventuali fraintendimenti o inconvenienti, soprattutto di tipo legale, alle mamme e ai papà membri di una chat di gruppo si consiglia di seguire poche e semplici accortezze:

  • Usare la chat di gruppo solo per avvisi e informazioni che riguardano la classe
  • Evitare pettegolezzi
  • Evitare di esprimere giudizi di ogni tipo sugli altri genitori, sugli altri bambini e sul corpo insegnante
  • Scegliere un moderatore che possa mitigare eventuali episodi di conflitto

Secondo quanto sancito dagli artt. 29 – 31 della Costituzione, la famiglia rappresenta una vera e propria società naturale atta a costituire uno dei pilastri fondamentali del nostro Paese.

Di conseguenza, alla stessa sono riconosciuti innumerevoli diritti, come anche altrettanti doveri, tra i quali, secondo quanto affermato dall’art. 30, rientra anche quello di istruire ed educare i figli.

Questa regola, però, non vale soltanto per il mondo reale, ma anche per quello virtuale, nel quale i genitori, dunque, devono sempre proporsi come modelli educativi esemplari per garantire ai propri figli un futuro fondato sul rispetto dei diritti altrui e della pacifica convivenza sociale.

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