Revenge porn contro la maestra d’asilo: condannate la direttrice e la mamma che diffuse le foto

È stata condannata a un anno e un mese la direttrice dell’asilo che aveva costretto un’insegnante a dimettersi, dopo che l’ex fidanzato aveva diffuso alcune sue foto intime.

Il caso della maestra d’asilo vittima di revenge porn risale al 2018: la ragazza venne umiliata per la diffusione di alcune sue foto private da parte dell’ex, che le aveva inviate in una chat dei compagni di calcetto. Le foto erano state così viste e ulteriormente diffuse da una mamma dell’asilo, spingendo la direttrice a cercare di licenziare la vittima con tutti i mezzi.

La direttrice oggi è stata condannata per violenza privata e diffamazione. La mamma che aveva ulteriormente diffuso le foto, scoperte nel gruppo del calcetto, è invece stata condannata a un anno con pena sospesa. Otto mesi, invece, per un’altra maestra, collega della malcapitata, che aveva ulteriormente diffuso le immagini. L’ex fidanzato, ovvero il vero e proprio autore del reato di revenge porn, aveva già chiesto e ottenuto un anno di messa alla prova.

La vittima, appena ventenne, ha così commentato: “Sono sollevata, so che andranno avanti facendo ricorso ma almeno abbiamo messo un punto fermo. Nessuno mi ha mai chiesto scusa e ancora adesso per colpa di questa vicenda non ho più trovato lavoro. Ma io voglio solo tornare a fare la maestra d’asilo”.

La giovane insegnante si è costituita parte civile e ha ottenuto il diritto a un risarcimento e delle somme di denaro a titolo di provvisionale. La preside era accusata di violenza privata e diffamazione, la mamma di tentata violenza privata e violazione del codice sulla privacy.

Come commentano gli avvocati della donna, Dario Cutaia e Domenico Fragapane, questa è da considerarsi una sentenza chiave: “Questa sentenza è importante e dimostra che nessuno tantomeno le donne debbono essere giudicate per quello che fanno in camera da letto ma per la loro competenza e professionalità. Non siamo più nell’800 e non c’è nessuna lettera scarlatta”.

Quando le foto della ragazza furono diffuse in tutta la scuola, la direttrice non fu certo solidale e tentò con tutti i mezzi di convincerla a licenziarsi. Aveva mandato un messaggio whatsapp alle altre maestre, un audio fatto ascoltare in aula al processo: “Per favore, cercate di indurla a fare qualcosa di sbagliato: qualsiasi cosa succeda mi chiamate e io lo prendo come pretesto per mandarla via”. Ora, la giustizia, ha ottenuto il suo primo risultato.

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