Registrare qualcuno di nascosto è reato?

Chissà quante volte ci siamo chiesti se registrare una conversazione, avvenuta tanto di persona, quanto a distanza (telefonicamente o in videochat), sia effettivamente legale. 

Per chiarire ogni dubbio è intervenuta la Suprema Corte di Cassazione, la quale, al di là di ogni aspettativa, ha esplicitamente affermato che registrare una conversazione all’insaputa dell’interlocutore non si configura come un reato.

A sostegno del giudizio di cui alla sentenza n. 24288/2016, infatti, la Corte ha spiegato che chi parla con altre persone accetta implicitamente il rischio di essere registrato, a prescindere dal fatto che la conversazione sia avvenuta:

  • di persona
  • telefonicamente
  • in videoconferenza

Tuttavia, la Corte ha altresì chiarito registrare qualcuno a sua insaputa è legittimo soltanto nel caso in cui ricorrano i seguenti presupposti:

  • Colui che registra deve partecipare alla conversazione: non si può, ad esempio, lasciare un registratore acceso in una stanza e andare via, sperando di captare parole e pensieri che l’interlocutore, altrimenti, non avrebbe espresso. 
  • La registrazione non deve avvenire nei luoghi di privata dimora dell’interlocutore: ad esempio, è illegale attivare il registratore in casa, nei locali dell’ufficio o in auto altrui; non lo è, invece, se la conversazione avviene in casa di chi registra, oppure in un luogo pubblico o aperto al pubblico. 

La pronuncia della Corte, però, ha posto l’attenzione su una questione giuridica estremamente importante, in quanto legata al tema della privacy e della tutela della riservatezza dell’interlocutore registrato di nascosto.

I giudici della Cassazione sono intervenuti anche su questo punto, specificando che la registrazione di conversazioni o telefonate all’insaputa degli interessati non viola l’altrui privacy e, quindi, non integra il reato interferenza illecita nella vita privata di cui all’art. 615-bis c.p.

Per i giudici, infatti, la registrazione non fa altro che fissare su una memoria elettronica ciò che la nostra stessa memoria ha già compiuto, ossia l’acquisizione di un fatto storico a cui abbiamo partecipato direttamente pronunciando parole che, in qualche modo, sono già “nostre”, e che l’interessato ha provveduto volutamente ad esternare. 

Risolto il problema legato alla privacy, però, è altrettanto fondamentale comprendere a quale utilizzo possa essere destinata la registrazione, in modo tale da permanere nel perimetro della legalità:

  • Sulla base delle premesse appena citate, poiché la registrazione viene equiparata alla semplice documentazione di un colloquio, la stessa può essere utilizzata come una vera e propria in sede giudiziaria, sia civile che penale, rappresentando una forma di autotutela e garanzia per la propria difesa: si pensi, ad esempio, al caso di chi voglia dimostrare la colpevolezza di qualcuno che stia perpetrando il reato di stalking tramite ripetute telefonate o tentativi di contatti non graditi e di natura persecutoria.
  • Al contrario, invece, è considerato illegale pubblicare, ossia divulgare al pubblico, il contenuto della registrazione registrata di nascosto, salvo che non intervenga il consenso di tutti gli interessati: non si può, quindi, far ascoltare l’audio ad altre persone, né pubblicare il file su internet o su un social network, a meno che si modifichi il suono in modo da oscurare la voce dell’interlocutore o eventuali altri nomi citati nella conversazione. A tale proposito, il Codice della privacy prevede che in caso di violazione dei dati personali, il responsabile sarà tenuto al risarcimento del danno patrimoniale e non patrimoniale, e nei casi più gravi è addirittura prevista la reclusione fino a 6 anni.

Per rendere ulteriormente chiaro il quadro normativo attualmente vigente in merito alle registrazioni effettuate all’insaputa degli interlocutori, giova evidenziare che, sebbene nel linguaggio comune siano usate come sinonimi, le registrazioni private, in realtà,, non devono essere confuse con le intercettazioni.

Infatti, per “intercettazioni ambientali” devono essere intese soltanto quelle ordinate dall’autorità giudiziaria e messe in atto dalla Polizia, in quanto si possono eseguire soltanto in presenza di seri indizi di colpevolezza e reati gravi in conformità a quanto stabilito dall’art. 266 c.p.p.

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