Quando gli uomini sono vittime di revenge porn

I casi di revenge porn che vedono gli uomini come vittime trovano poco spazio nella cronaca e nella narrazione sociale del fenomeno, eppure non dobbiamo fare l’errore di pensare che non ce ne siano. Nonostante l’incidenza sia molto inferiore, si stima che 1 vittima su 5 di revenge porn sia un uomo. Alcuni di questi casi hanno avuto anche epiloghi drammatici, come nel caso di un uomo di 50 anni che si è suicidato per paura che venisse pubblicata una sua videochiamata a sfondo erotico.

Per inquadrare meglio il fenomeno dobbiamo ricordarci che per “revenge porn” non si intende solo una “vendetta” sessuale, atta all’umiliazione della vittima: nelle fattispecie di “pornografia non consensuale” vengono racchiuse altre situazioni in cui la condivisione di materiale intimo ha anche altri scopi.

Molto diffusa, ad esempio, è la pratica dell’estorsione a sfondo sessuale, chiamata anche sextortion, in cui alla vittima si chiedono somme di denaro per evitare la divulgazione di foto e video a contenuto erotico. In genere alla vittima si fa credere di conoscere chi sia la sua famiglia, i suoi amici e i suoi colleghi per aumentare l’intimidazione ed indurla a pagare. In caso la vittima ceda al primo ricatto, la minaccia continua e le somme richieste diventano sempre più alte.

Il 90% degli uomini vittima di Revenge Porn è allo stesso tempo anche vittima di sextortion. Possiamo distinguere, in questo caso, tre scenari ricorrenti:

  • Il “porno ricatto”: la vittima riceve una mail in cui si comunica di aver scoperto le sue attività su siti pornografici e di pagare affinché non vengano divulgate;
  • Il ricatto dopo violazione d’accesso: avviene un attacco diretto alla webcam o al cloud della vittima impossessandosi di materiale esplicito con cui effettuare il ricatto;
  • Il ricatto a seguito di chat porno: si attira la vittima in una videochat erotica, la si riprende a sua insaputa e poi si utilizza il materiale per ricattarla

Questo tipo di ricatti è frequente anche nelle chat gay, perché abbinano all’umiliazione anche la minaccia di un outing forzato.

Si tratta di situazioni molto serie che però non hanno l’attenzione che meritano: gli uomini sono molto restii a denunciare. L’ostacolo nel denunciare certi reati è sia interno alla persona, che ha interiorizzato lo stereotipo maschile di un “uomo forte” che non ha mai bisogno d’aiuto, e sia nella società che la circonda: spesso le istituzioni prendono meno seriamente gli uomini che denunciano, e sono ancora pochi i centri antiviolenza che accettano di supportarli e seguirli.

Se sei vittima o temi di poter essere vittima di revenge porn, possiamo darti almeno tre consigli pratici, e molto semplici:

  1. Fai sempre molta attenzione alle persone con cui fai sexting e sesso virtuale; prediligi piattaforme in cui il materiale si autoelimina una volta visionato.
  2. Diffida da richieste di amicizie sui social da account sospetti di donne o uomini giovani e bellissimi, se dopo pochi convenevoli ti attirano in chat erotiche.
  3. Se sei un uomo vittima di reati a sfondo sessuale o di violenza domestica, puoi affidarti al centro antiviolenza Ankyra che offre i suoi servizi alle vittime indipendentemente dal genere.

La cosa giusta da fare, poi, è denunciare: sempre. Chi Odia Paga, in questi casi, può offrirti assistenza legale, e aiutarti a ottenere un risarcimento senza affrontare alcuna spesa: scopri come su allyoucanhate.chiodiapaga.it.

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