Offese in un mail di gruppo: è diffamazione?

Se qualcuno ci offende su una mail di gruppo, può essere accusato di diffamazione? Il caso non è raro, dato che sempre più persone provano a denunciare e far perseguire offese ricevute in email di gruppo. Cosa si può fare? Per prima cosa è bene ricordare che nel diritto si distinguono ingiuria e diffamazione.

  • Semplificando, l’ingiuria è un’offesa che si fa direttamente a una persona, in presenza di altre persone.
  • La diffamazione, invece, è un’offesa che si fa comunque di fronte ad altre persone, ma in assenza della persona offesa.

Mentre l’ingiuria non è più un reato, ed è quindi un semplice illecito civile che può dare luogo solo al diritto di risarcimento del danno, la diffamazione è un vero e proprio reato, denunciabile presso la polizia o la Procura della Repubblica. La domanda di partenza quindi è: un insulto in una mail di gruppo, è una ingiuria (quindi depenalizzata) o una diffamazione?

Ecco la risposta: un’offesa a una persona, in una mail di gruppo, è sempre configurabile come diffamazione, e non semplice ingiuria. La Cassazione ha recentemente evidenziato come, anche nel caso in cui la vittima sia presente all’interno di tale mail e quindi possa venire a conoscenza direttamente dell’offesa, si configura comunque la diffamazione. Questo perché il fatto che la mail sia ricevuta da diversi soggetti che ne vengono a conoscenza in momenti differenti, fa sì che la comunicazione offensiva, anche se avvenuta “a distanza”, configuri il reato di diffamazione (Cassazione penale sez. V, 04/03/2021, n.13252).

Il chiarimento della Cassazione arriva in merito al caso di una spedizione a dieci persone – tra le quali vi era anche l’offeso – di email contenenti epiteti offensivi rivolti alla persona offesa indicata esplicitamente per nome. Sul punto, la Cassazione ha evidenziato che il reato di diffamazione risultava integrato dalla “non contestualità del recepimento delle offese”, oltreché dalla circostanza per cui in quel momento l’offeso non poteva intervenire.

A tale proposito, infatti, la Cassazione distingue a seconda che l’offesa sia rivolta in una riunione “da remoto” con più partecipanti, oppure tramite mail di gruppo. “Se l’offesa viene proferita nel corso di una riunione “a distanza” (o “da remoto”), tra più persone contestualmente collegate, alla quale partecipa anche l’offeso, ricorrerà l’ipotesi della ingiuria commessa alla presenza di più persone (fatto depenalizzato). Di contro, laddove vengano in rilievo comunicazioni (scritte o vocali) indirizzate all’offeso e ad altre persone non contestualmente “presenti” (in accezione estesa alla presenza “virtuale” o “da remoto”), ricorreranno i presupposti della diffamazione“.

Di conseguenza, nell’ipotesi in cui l’insulto sia rivolto in un meeting virtuale a uno dei partecipanti, si considera integrato l’illecito civile dell’ingiuria, considerato che l’offeso è presente, seppur a distanza, al momento del fatto. Se, invece, l’offesa viene recata tramite mail di gruppo, si ritiene sussistente il reato di diffamazione, in forza della contestualità della comunicazione e l’assenza (fisica e virtuale) dell’offeso.

Al di là di questo chiarimento fondamentale, comunque, quel che è importante sapere è che è sempre possibile difendersi da questi attacchi d’odio. In caso di episodi di questo tipo, ti consigliamo quindi di compilare il feedback digitale, per verificare se sei vittima di un reato e ottenere una consulenza gratuita.

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