Liliana Segre sui manifesti contro l’odio online: “Al di sopra di ogni odio”

I capelli bianchi trasformati in una nuvola, che vola alta in cielo e sopra il mondo. Così è stata trasformata Liliana Segre dallo street artist Andrea Villa, nella nuova campagna contro il cyberbullismo apparsa questa mattina (28 febbraio) in tutta Torino. I manifesti, che tappezzano la città, sono un chiaro segnale di supporto alla senatrice, nota come sopravvissuta ai campi di sterminio e recentemente vittima degli haters dopo essersi sottoposta al vaccino contro il COVID19. Il messaggio, che ben rappresenta la posizione di Liliana Segre, è ben chiaro: “Al di sopra di ogni odio”.

“Rompe il **** per l’olocausto e poi per questo genocidio fa da portabandiera”. Questo è solo uno, e non il più grave, dei commenti apparsi sotto a una foto della senatrice che la ritrae mentre si vaccina: la donna, ultra novantenne, era stata scelta come testimonial da Regione Lombardia per convincere tutti a vaccinarsi. Ora, su questi commenti inaccettabili, è aperta un’indagine per individuare e punire i leoni da tastiera. È bene ricordare, in questo contesto, che la legge italiana indica come aggravante dei delitti di propaganda razzista la negazione e la minimizzazione in modo grave o apologia della Shoah e dei crimini di genocidio.

Andrea Villa non è nuovo a campagne di sensibilizzazione contro l’odio online. “Ho voluto di nuovo parlare di cyberbullismo – racconta Villa – dopo la mia esperienza per il libro #cuoriconnessi dove ho partecipato con una mia testimonianza. Mi sono ispirato alle pubblicità di Armando Testa, mio maestro spirituale, e ho voluto mettere sotto i riflettori coloro che odiano online contro Liliana Segre, una sopravvissuta all’Olocausto ingiustamente sbeffeggiata”.

In precedenza il nome di Villa è stato legato alla campagna #TeachersDoSex contro la vittimizzazione dell’insegnante vittima di revenge porn. L’artista ha scattato foto ad altre maestre volutamente nude, per rivendicare il diritto delle insegnanti a esprimere la loro sessualità senza alcuna strumentalizzazione e colpevolizzazione. L’insegnante, licenziata forzatamente dalla preside, ha recentemente ottenuto la prima importante vittoria legale, che ha condannato la direttrice scolastica e la donna che diffuse le sue immagini.

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