Legalizzazione: come funziona

Siamo stati offesi su Facebook, riceviamo minacce su Whatsapp, siamo vittime di stalking su Instagram. Decidiamo quindi di denunciare questi atti e, come prove, ci limitiamo a fare delle schermate con il telefono di quel che è accaduto. Quelle prove sono inattaccabili? Purtroppo non è proprio così. Chiunque, infatti, potrebbe ricostruire uno screenshot con un programma di computer grafica, quindi potrebbe non avere valore legale.

In questo caso, però, c’è qualcosa che si può fare per mantenere il valore legale della prova. Al posto di usare un semplice screenshot, infatti, è possibile cristallizzare questa prova con una procedura chiamata legalizzazione. La legalizzazione è un processo tecnico che certifica la veridicità della prova associando un codice identificativo univoco, ovvero una sorta di firma, che permette alle autorità di validare il contenuto offensivo. La prova, così, diventa valida anche – e soprattutto – nel caso in cui venisse rimossa dalla rete dall’autore dell’offesa. La legalizzazione è quindi una grande macchina fotografica che fissa la prova nel tempo.

Questo è uno dei servizi più conosciuti tra quelli offerti da Chi Odia Paga. È semplicissimo da eseguire, non dovrete dare le vostre password social a nessuno e potrete eseguire tutto dal computer di casa, in autonomia. Così facendo le prove saranno vostre, e saranno il primo passo per ottenere giustizia. Se sei vittima di reati online, chiedi aiuto agli esperti di Chi Odia Paga, che sapranno guidarti passo a passo nel processo di legalizzazione.

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