Il cantante Vergo attaccato per le foto al Pride: “Con Zan uno così può finire in cattedra”

“Gender a scuola, con Zan uno così può finire in cattedra”. Questo il titolo del giornale Libero, che si riferisce all’artista Vergo con l’appellativo poco rispettivo di “uno così”. Vergo, tra i finalisti di X Factor, è stato ritratto mentre si esibiva al Pride di Milano, insieme a tanti altri artisti che hanno voluto dimostrare supporto alla comunità LGBTQ+. 

L’artista si è esibito sul palco della manifestazione indossando un costume scenico dal forte impatto visivo, coerente con l’immagine che ha sempre portato sul palco di X Factor senza vergogna, orgogliosamente queer: petto scoperto, viso adornato da trucco, gioielli al collo e una gonna di tulle bianca. Nulla di offensivo, sicuramente adeguato al contesto e alla sua immagine artistica.

La replica dell’artista 

La replica all’infelice copertina non si è fatta attendere e il cantante ha risposto attraverso le sue stories su Instagram, nello specifico prendendosela con l’espressione “uno così”, parlando in prima persona ma prendendo le difese di tutta la comunità LGBTQAI+, attaccata dal giornale nella sua totalità. 

“Io non sono solo un partecipante del Pride. Ho un’identità. Sono Giuseppe, un ragazzo che si impegna per i diritti di tutt*. Sono un artista Queer e sono fiero di essere #UnoCosì.” ha dichiarato l’artista, che ha poi proseguito:

“Sei #UnoCosì se riesci a comprendere che “il carnevale” può venire fuori più da parole che mancano di sensibilità che da quello che sei libero di indossare.

Sei #UnoCosì se riesci a comprendere che oltre pailettes, corone, trucco e parrucco, c’è un’anima, una persona che sta dicendo qualcosa.

Sei #UnoCosì se vedi la scuola non come la “fabbrica degli uomini” ma come uno dei primi luoghi protetti, liberi dai pregiudizi che dia gli strumenti a tutt* di essere se stess*.

Sei #UnoCosì se riesci a comprendere che ieri c’erano uomini, donne, transgender, non binari, disabili, padri e madri a manifestare per i diritti di tutt*.

Sei #UnoCosì se ti sconvolge più un 12enne picchiato perché andava al Pride che un Cristo Lgbt.

Sei #UnoCosì se hai ben chiaro e da tempo che la battaglia da combattere è quella per la vera uguaglianza di ogni cittadino, anche per chi finge di non capire”.

La solidarietà di colleghi e artisti

La replica dell’artista ha scatenato immediatamente reazioni di supporto e sostegno. Tra i tanti anche la pagina ufficiale di X Factor che, con reazioni, likes e condivisioni ha reso l’hashtag #unocosì virale sui principali social network, rimarcando ancora una volta la necessità di una legge che tuteli le minoranze che troppo spesso ancora oggi vengono discriminate per il loro orientamento sessuale o per la loro identità di genere. Sostegno è arrivato anche dal profilo ufficiale di Milano Pride (“Ma averne di più di #UnoCosì!”) e da altri colleghi artisti tra cui Mecna, Naip e gli altri concorrenti del reality.

Anche Chi Odia Paga vuole esprimere la sua solidarietà all’artista, ricordando che nessuno (influencer o meno) può essere offeso per il suo aspetto e tantomeno per l’orientamento sessuale. Una comunicazione inclusiva, specialmente da parte degli organi di stampa, è fondamentale per ridurre e fermare episodi d’odio online, che spesso possono portare anche ad epiloghi drammatici.

Il punto sul Ddl Zan

I detrattori del Ddl Zan, tra cui appunto il giornale Libero, insistono proprio contro il punto che propone di istituire la Giornata Nazionale contro l’Omofobia, come momento di riflessione nelle scuole. L’articolo 7 è stato quindi presentato come l’intenzione di voler propagandare o inculcare la famigerata “ideologia gender” anche ai più piccoli e ai più giovani. L’articolo 4 dei 10 del Ddl si esprime invece chiaramente tutelando la libertà di pensiero ed espressione: “Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

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