I nuovi, inquietanti, numeri della pedopornografia in Italia

Vengono spesso definiti “orchi digitali” quegli individui che sfruttano i social network e internet per la creazione e condivisione di materiale pedopornografico. Il modus operandi degli orchi è quasi sempre lo stesso: fingersi un minore e iniziare tramite i social una conversazione con lo scopo di abbattere le difese dei più fragili e indurli ad inviare materiale esplicito. Queste persone si macchiano così di violenza sessuale, corruzione di minore, sostituzione di persona e produzione e detenzione di materiale pedopornografico.

Negli ultimi anni si è diffuso un numero preoccupante di gruppi online finalizzati proprio a questo scopo: centinaia di persone sparse in tutto il mondo organizzate proprio come associazioni per delinquere. Spesso questi gruppi si ritrovano su piattaforme come Telegram, nell’illusione di poter rimanere sempre nell’anonimato.

I numeri nel 2020 sono stati più che allarmanti: le indagini sulla pedopornografia web (produzione, diffusione, detenzione e commercializzazione di immagini di violenza sessuale su minori) segnano un +132% in relazione ai casi trattati e un +90% in relazione alle persone indagate. Crescono anche gli arresti, da 37 a 69 mentre il materiale sequestrato aumenta del 69%. Il dato più sconvolgente è però l’abbassamento dell’età media delle vittime: il maggior numero di loro ha meno di 10 anni.

Ogni giorno vengono scaricate 720.000 immagini rappresentanti abusi sessuali sui bambini. Nel 2018 la Internet Watch Foundation ha rilevato un aumento del 32% del numero di siti che contengono immagini pedopornografiche, in cui:

  • Il 39% delle vittime aveva meno di 10 anni. Il 55% aveva tra 11 e 13 anni ed il 5% aveva 14-15 anni.
  • Il 78% rappresentava bambine mentre il 17% rappresentava bambini.
  • Il 23% di tutte le immagini era del tipo più brutale, comprese le immagini di stupro o tortura.

Spesso a macchiarsi di questo reato sono professionisti insospettabili. Una delle più grandi inchieste della procura di Milano ha portato all’identificazione di più di 400 persone; 17 gli arrestati tra cui informatici, imprenditori, un impiegato comunale, un vigile urbano, un farmacista e un ottico.

Ormai anche i più giovani hanno facile accesso alla tecnologia e alla rete. Ogni giorno 200 mila bambini nel mondo vanno su Internet per la prima volta. A 12 anni, otto giovani su dieci possiedono un telefono cellulare con accesso a Internet e più del 95% di loro ha una presenza online. Come fare quindi per proteggerli? Lo storico e saggista Yuval Noah Harari ha scritto: “non ci accorgiamo neppure che un fenomeno online è esploso e che buona parte dei nostri figli ne sono coinvolti. Purtroppo, la realtà non fa sconti e se il presente dei nostri figli viene ferito mentre siamo occupati dalle incombenze, o perché non sappiamo cosa facciano sul web, ne subiremo comunque le conseguenze.”

Capita spesso che i genitori delle vittime di adescamento consegnino alla Polizia Postale i cellulari dei figli senza conoscerne il PIN, le applicazioni scaricate e ignorando con chi parlino online. Come ha affermato Nunzia Ciardi, direttrice della Postale, “I bambini non possono essere lasciati da soli con un cellulare o un computer, lasciarli soli significa esporli a una serie di rischi, compresa l’esposizione precoce ad immagini pornografiche”.

Come consigliato da Save The Children, è importante che bambini e adolescenti vengano accompagnati nella loro esperienza online, che si apra un dialogo aperto con loro riguardo le opportunità ma anche i pericoli che internet presenta e deve essere sempre chiaro per loro che in caso succedesse qualcosa possono sempre parlarne con un adulto senza giudizio alcuno. Per i genitori è sempre consigliato, invece del controllo ossessivo dei dispositivi dei propri figli, un interessamento e approfondimento di quello che è il mondo online dei più giovani: sapere quali sono i social più utilizzati e i giochi online più scaricati.

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