Cyberbullismo: il MIUR dovrà risarcire 20 mila euro

Nella sentenza n.1087/2020, il Tribunale di Reggio Calabria ha riconosciuto la responsabilità del Ministero dell’Istruzione in relazione a un grave caso di bullismo e cyberbullismo

In particolare, il caso riguardava un minore di 13 anni che, in seguito a numerosi episodi di bullismo e cyberbullismo da parte dei suoi compagni di classe, iniziò a soffrire di disturbi alimentari, fino a raggiungere il peso di oltre 100 chili

Per il giudice, la mancanza di sorveglianza da parte di insegnanti e del personale scolastico rispetto agli episodi citati ha influito notevolmente sull’accaduto, in quanto un diverso tempestivo intervento avrebbe potuto probabilmente evitare l’aggravarsi della situazione.

I professori, infatti, non solo non notarono le vessazioni subìte dal ragazzo, ma nemmeno il suo drammatico aumento di peso, tanto che, infatti, non denunciarono mai l’accaduto.

Secondo le testimonianze degli altri compagni raccolte dal CTU, invece, la gravità della situazione era più che evidente, tanto che una volta il ragazzo fu addirittura minacciato da un coetaneo con un coltello, e preso a calci e pugni.

I professori hanno replicato sostenendo che i lividi non erano visibili.

Di conseguenza, la sentenza ha tenuto conto sia dei danni fisici, sia delle conseguenze psicologiche causate al ragazzo dagli atti di bullismo, ritenendo il MIUR civilmente responsabile dell’illecito commesso dai suoi preposti per la violazione dell’obbligo di vigilanza e sulla sicurezza e sull’incolumità dell’allievo come prescritto dall’art. 2048 del codice civile.

Più specificamente, il Ministero dovrà risarcire la giovane vittima di 22.400 euro, oltreché rimborsarla delle spese mediche sostenute per la cura delle lesioni subìte. 

Denunciare è il primo passo per fermare questo tipo di violenza.

Secondo la Legge 71/2017, infatti, il cyberbullismo comprende “qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo”.

COP può aiutarti a difenderti secondo diverse modalità:

  1. Puoi inviare una diffida alla tua controparte, ossia un avvertimento formale con cui gli viene intimato di cessare la condotta lesiva;
  2. Puoi effettuare una legalizzazione dei contenuti intimi diffusi online, così da cristallizzare la prova della condotta illecita in modo permanente inconfutabile, poichè un singolo screenshot non basta;
  3. Puoi usufruire del servizio di assistenza tecnico-legale mal fine di ottenere un adeguato risarcimento per i danni subìti.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *