Cyber stalking occupazionale: e se il tuo capo fosse uno stalker?

Hai mai sentito parlare di “stalking occupazionale”?

Lo stalking occupazionale o “lavorativo” consiste in una specifica forma di stalking, di cui all’art. 612 bis c.p., in cui l’attività persecutoria viene esercitata nei confronti della vittima in ragione della sua attività lavorativa.

Chi può essere lo stalker?

Le condotte persecutorie possono essere poste in essere nei confronti della vittima:

  • Dal datore di lavoro
  • Da un collega gerarchicamente superiore
  • Da un collega di pari livello

Che differenza c’è rispetto al “mobbing”?

Contrariamente a quanto creduto, lo stalking occupazionale e il mobbing non sono sinonimi.

  • Lo stalking occupazionale, infatti, come anticipato, integra gli estremi del reato di cui all’art. 612 bis c.p., e coinvolge il lavoratore sia sul luogo di lavoro, sia nella sua vita privata;
  • Il mobbing, invece, pur essendo legalmente perseguibile, attualmente non è configurato come un reato, bensì come un semplice illecito civile, e si verifica esclusivamente sul luogo di lavoro con modalità aggressive, fisiche o verbali, tali da rendere l’attività lavorativa della vittima un vero e proprio inferno.

Concretamente, in cosa consiste lo stalking occupazionale?

La condotta persecutoria consiste sostanzialmente in un’interferenza nella vita lavorativa e privata della vittima con modalità aggressive, minacciose o moleste tali da alterarne le abitudini di vita, o da provocargli un perdurante stato d’ansia o paura, oppure ancora da fargli temere per la propria incolumità o per quella di un suo prossimo congiunto.

Più specificamente, il lavoratore vittima di stalking occupazionale subisce ripetuti attacchi di violenza psicologica, che può essere esercitata con modalità alternative o contestuali, quali:

  • La ricezione di lettere di ammonimento o minacce di ammonimento, anche nelle ore in cui non è in servizio (ad esempio nelle ore notturne o nei giorni festivi);
  • La diffusione di maldicenze o pettegolezzi denigratori, al solo scopo di rovinare i rapporti con i colleghi e di mettere in cattiva luce la vittima.

Quand’è che si parla di “cyberstalking” occupazionale?

Lo stalking occupazionale diventa “cyberstalking” quando le condotte appena citate avvengono tramite l’utilizzo di posta elettronica, pec,whatsapp, social network o qualsiasi altra piattaforma telematica.

Come può difendersi il lavoratore vittima di stalking o cyberstalking occupazionale?

  • Sotto il profilo penale, il lavoratore può sporgere querela contro il suo stalker entro 6 mesi dall’ultimo atto persecutorio sofferto;
  • Sotto il profilo civile, il lavoratore può agire contro il suo stalker per ottenere il risarcimento dei danni patiti in conseguenza della condotta persecutoria. Secondo l’art. 2047 c.c., infatti, lo stalking occupazionale costituisce una vera e propria violazione degli obblighi gravanti sul datore di lavoro posti a tutela dell’integrità fisica e morale di tutti i lavoratori. Di conseguenza, anche il datore di lavoro, nel caso in cui sia consapevole delle condotte persecutorie e non si attivi per farle cessare, viene ritenuto responsabile insieme allo stalker di tutti i danni provocati al lavoratore.

Quali sono i danni che subisce il lavoratore?

Secondo quanto affermato dalla Corte di Cassazione con sentenza n. 22585/2013, la vittima di stalking occupazionale vanta il diritto ad agire per ottenere il risarcimento dei seguenti danni:

  • Danni morali: essi sono considerati sempre sussistenti, cioè non hanno bisogno di essere provati per via del turbamente psicofisico inevitabilmente sofferto in conseguenza dell’illecito subìto;
  • Danni esistenziali: essi sono dovuti al patema d’animo e alla sofferenza psicofisica subìta in conseguenza dell’alterazione delle proprie abitudini di vita, e devono essere specificamente provati;
  • Danni patrimoniali: essi consistono in una lesione di uno specifico interesse economico, che può concretizzarsi sia in una diminuzione del proprio patrimonio, sia in un mancato guadagno che invece si sarebbe potuto ottenere laddove il reato non si fosse perpetrato; anch’essi devono essere necessariamente dimostrati.

Nonostante il lavoro costituisca uno dei pilastri edificanti del nostro Stato, ancora oggi, purtroppo, si rivela oggetto di numerosi dibattiti e questioni irrisolte a causa del malfunzionamento di quei sistemi giuridici che dovrebbero invece garantirne la piena salvaguardia.

Come recitato espressamente dall’art. 1 della nostra Costituzione, infatti, “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro”, a dimostrazione di come il lavoro, oltre ad essere un diritto inviolabile di ogni uomo, è concepito anche e soprattutto come un dovere da esercitare con rispetto e dignità, tanto in forma individuale, quanto collettiva, al fine di costruire una società sempre più fiorente e cooperativa.

Non a caso, il 1° maggio di ogni anno in gran parte del mondo ricorre la festa nazionale dei lavoratori, in ricordo dell’importanza delle innumerevoli lotte storiche combattute per il riconoscimento dei loro diritti fondamentali, e che spesso noi oggi diamo indebitamente per scontati.

Lavorare è un diritto imprescindibile e indispensabile, ma è bene rammentare che lo è altrettanto lavorare in armonia con gli altri, siano essi colleghi, superiori o clienti esterni, perchè il rispetto e l’educazione consistono i soli ed unici strumenti per garantire una convivenza pacifica fondata sulla reciproca solidarietà.

Se pensi di essere vittima di cyberstalking, visita il sito allyoucanhate.chiodiapaga.it

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