Cos’è l’hate speech?

Sul web, ormai, si sente parlare ogni giorno di hate speech, un fenomeno davvero dilagante che spesso inquina le conversazioni online. Ma cosa si intende esattamente per hate speech, e cosa possiamo fare quando ci colpisce direttament? Per hate speech si intendono quei comportamenti scritti o verbali, dai toni violenti e minatori, poco rispettosi delle persone e in grado di creare un clima di ostilità. Spesso, anche se non sempre, questi comportamenti colpiscono un soggetto che appartiene a una qualunque minoranza. 

Se troviamo online dei commenti che ci feriscono, a causa della nostra fisicità, del nostro orientamento sessuale, del nostro paese di origine o del nostro status economico, questi potrebbero essere quindi definiti come hate speech. Possiamo descrivere l’hate speech anche come una critica sgradevole finalizzata a diffondere odio e intolleranza, se non addiritura alla paura nei confronti di un determinato gruppo di persone. Spesso questo fenomeno parte online, ma può anche scatenare attacchi fisici e persino rivolte “reali” contro una persona o un gruppo di persone. 

In alcuni casi l’hate speech può essere configurato come un vero e proprio reato di diffamazione, ovvero nell’offesa nei confronti di una persona finalizzata a screditarla, e declamata in sua assenza. Nel caso in cui l’hate speech sia configurabile come diffamazione, allora questo è punibile dalla legge italiana in virtù dell’articolo 595 del Codice Penale, che prevede la reclusione fino a un anno e una multa fino a 1.032€. In altri casi l’odio online è anche configurabile come minaccia, punita con una multa fino a 1.032€ e aggravata negli episodi in cui sia descrivibile come una minaccia di morte. Ulteriore aggravante possibile, per la minaccia, è commetterla a danno di un minore o di una persona in stato di infermità: anche qui la reclusione può durare fino a un anno. Va precisato che anche una semplice minaccia online, e non solo una minaccia fatta di persona, è valida per procedere legalmente.

Nella maggior parte dei casi, però, anche se le offese non sono precisamente configurabili come uno dei reati che abbiamo descritto, è comunque possibile difendersi dagli hater. Ad esempio inviando loro una diffida, che è uno strumento che seda gran parte di questi “odiatori”. 

Se sei vittima di hate speech, di qualunque forma, ci sono diverse cose che puoi fare. Tra queste le più importanti sono: 

  • Verificare se sei stato vittima di un reato specifico. Attraverso un tool tecnologico come il feedback digitale è possibile ottenere una risposta subito, e gratuitamente.
  • Registrare e legalizzare le prove. Purtroppo uno screenshot o un video non bastano: occorre conservare queste prove con dei sistemi tecnologici che creino un documento di valore legale. La legalizzazione è un servizio molto economico, che potete richiedere online. 
  • Far eliminare i contenuti offensivi. Se un contenuto lede la nostra dignità, dopo averlo registrato come prova, possiamo chiedere di rimuoverlo. Tecnicamente questo tipo di richiesta si chiama take down, e ciò spesso ci consente di far rimuovere un contenuto prima che si diffonda irreparabilmente. 
  • Inviare una diffida. Per quanto semplice e immediata, una diffida contro un hater spesso è il sistema più veloce e immediato di farlo smettere. La diffida rivela alla persona che sta commettendo un reato, e chiede formalmente di smettere immediatamente. Oggi è possibile generare una diffida direttamente online, velocizzando il processo. Se la diffida non sarà ascoltata, una consulenza legale ci potrà instradare verso un procedimento più severo, al fianco delle autorità competenti. 
  • Chiedere supporto psicologico. Se l’offesa ti crea disagio e mette a repentaglio la tua salute mentale, è anche importante prendersi cura di sé stessi. Difendersi è un diritto, tutelare la propria salute un dovere. Anche per il supporto psicologico esistono sistemi completamente digitalizzati, come la richiesta di aiuto psicologico che Chi Odia Paga gestisce in collaborazione con il Centro Medico Sant’Agostino. 

Conoscere l’hate speech è il primo passo per difendersi. Difendersi serve non solo a noi, ma anche a rendere Internet un luogo più sicuro, accogliente e aperto. Una missione davvero universale.

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