Cos’è il victim blaming

“Beh, ma anche tu… che ci facevi in giro di notte vestita in quel modo?”. Quante volte abbiamo sentito dire questa frase a seguito di un episodio di violenza? Troppe.

Si tratta di victim blaming, ovvero di un fenomeno che porta la vittima di un reato a essere considerata colpevole (anche solo in parte) di ciò che ha subito, a volte portandola ad autocolpevolizzarsi. In questo modo chi subisce la violenza diventa vittima due volte, cosa che spinge molte donne a non denunciare per timore di non essere credute, di non avere validi motivi per ricevere protezione o, peggio, di subire umiliazioni e ripercussioni sul piano sociale e lavorativo.

Non è un caso che questo avvenga soprattutto nei casi di violenza legati alla sessualità, in cui a prevalere è lo stereotipo culturale che vede la donna sempre in cerca di attenzioni su di sé. Oppure accade nei casi di violenza domestica, dove la donna viene accusata di non tutelare abbastanza i propri figli se denuncia il compagno violento troppo tardi, o di volerli allontanare dal padre se invece denuncia subito.

Come ricorda Jasmine Mazzarella, su Bossy, la dinamica del victim blaming sposta l’attenzione dall’aggressore alla vittima, riducendo la percezione della responsabilità di chi ha effettivamente compiuto l’atto. Soprattutto nella violenza di genere, il primo fattore scatenante è la presenza di antichi retaggi culturali, di stampo maschilista.

Anche i media, nella descrizione di fatti di cronaca, inseriscono spesso particolari relativi alla vittima completamente ininfluenti rispetto all’accaduto e alla condotta di chi ha commesso il reato.

Comunque lo si guardi, questo è un fenomeno che nella quasi totalità dei casi riguarda le donne. Un campanello d’allarme che dovrebbe farci riflettere su quanto sia necessario un cambiamento culturale nella nostra società.

Uno dei principali rischi connessi al victim blaming è la “vittimizzazione secondaria”, ovvero la mancanza di supporto da parte delle istituzioni, che non credono alla vittima. La vittima, quindi, teme non solo di non essere creduta ma addirittura di essere giudica e, quindi, di non poter ricevere protezione. Questo potrebbe indurla anche a non denunciare, per timore di subire umiliazioni e ripercussioni all’interno della società.

Per arginare serve un cambiamento culturale: non basta astenersi dal victim blaming, ma è un dovere di tutti condannarlo e far luce su questo fenomeno sottilmente pericoloso.

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