Cosa è il soffitto di cristallo

La situazione lavorativa delle donne, in Italia e nel mondo, presenta alcune importanti lacune: gap salariali elevati, disparità di trattamento e discriminazioni relative alla maternità, misure che possono minarne l’occupabilità specialmente in fase di colloquio.

Solo una percentuale esigua di donne, infatti, ricopre ruoli di prestigio sul posto di lavoro: è come se fossero bloccate in un punto da cui, se non possono più scendere, non possono nemmeno più neppure salire.

Questo fenomeno viene chiamato soffitto di cristallo ed è definito come “l’insieme dei vincoli di natura discriminatoria che impediscono una progressione nel proprio settore lavorativo alle minoranze, soprattutto alle donne.”

In inglese il termine “glass ceiling” venne usato per la prima volta nel 1984 da Gay Bryant per descrivere proprio quella barriera trasparente, invisibile ma a tutti gli effetti esistente, attraverso cui chi sta sotto riesce a vedere cosa c’è sopra ma non riesce ad accedervi, e viceversa.

Il Glass-Ceiling Index

Nel 2013 la rivista The Economist ha raccolto dati in 29 paesi al fine di misurare le condizioni delle donne sul posto di lavoro dando vita al Glass-Ceiling Index, un indice basato su vari parametri tra cui il numero di donne occupato in ruoli manageriali, in ruoli parlamentari e con alti livelli di istruzione.

Il Glass-Ceiling Index dimostra che la Svezia detiene il primato nell’aumento della forza lavoro femminile (80%) come in generale tutti i Paesi del Nord Europa che si attestano su buoni livelli, svelando però una situazione diversa in Giappone, Turchia o Corea del Sud. 

Donne al lavoro post lockdown

ll quadro italiano post lockdown descritto da Michela Murgia dà un’idea concreta della diversa considerazione data al lavoro femminile e a quello maschile in Italia: dopo il primo via libera del 4 maggio, su 10 italiani tornati al lavoro, 7 erano uomini. 

Sono andati persi 84mila posti di lavoro, di cui 65mila appartenuti a donne.

Una connessione tra insufficiente presenza femminile nei ruoli occupazionali che “contano” e retaggi patriarcali è palese. Ancora oggi qualcuno si ostina a dare un genere persino ai mestieri, associando automaticamente le maestre alle donne e gli ingegneri agli uomini. 

Questa tendenza maschilista a considerare certi lavori “inaccessibili” per la controparte femminile porta a considerare le donne “diverse”, giustificando in questo modo il loro non arrivare ai vertici.

Donne al potere

Anche quando una donna riesce ad arrivare ad una posizione di potere diventa subito bersaglio degli haters: è il caso di Chiara Ferragni, la più famosa imprenditrice digitale al mondo e CEO della sua azienda, che da anni sta dimostrando che si può essere donna in un modo diverso rispetto al modello di moglie remissiva e sottomessa al marito a cui siamo stati abituati. 

Chiara suscita una forte antipatia nell’italiano medio che non comprende come una donna così giovane possa essere riconosciuta a livello mondiale grazie ad un lavoro che non ritiene tale.

O troppo belle

Alexandria Ocasio-Cortez, invece, ha un altro dei problemi che affliggono le donne: quello di essere troppo bella.

Come spesso sentiamo ripetere, una donna bella non può essere considerata anche intelligente, e infatti, quando Alexandria si presenta alle sedute del Congresso spesso la stampa si concentra sul suo rossetto acceso o sugli orecchini appariscenti che indossa e non sull’oggetto del suo lavoro.

Ma come si rompe il soffitto di cristallo?

Nonostante queste dinamiche siano fortemente culturali e pertanto sia difficile sradicarle completamente, abbiamo raccolto alcuni suggerimenti sulla direzione in cui andare per fare dei veri passi verso la parità sul lavoro:

– Concepire in modo diverso il lavoro, in cui le competenze e le peculiarità maschili e femminili possano essere integranti e non avversarie.
– Allungare il congedo di paternità e incentivando la flessibilità lavorativa per entrambi i genitori.
– Promulgare leggi nuove, o implementare quelle già esistenti in tema di lavoro femminile

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