Chiedevano foto intime a giovani ragazze e poi le ricattavano: 2 arresti a Potenza

Adescavano giovani su Internet, si facevano inviare foto di nudo e poi le ricattavano minacciando di diffonderle. Questo è quello che è accaduto negli scorsi giorni a Potenza, dove la Polizia ha eseguito due arresti per sextortion nei confronti di un ventisettenne e di un cinquantenne. Nello specifico, la Polizia ha rilevato che gli indagati, nascondendosi dietro false identità, adescavano su internet giovani adolescenti per farsi inviare foto e video intimi con la promessa di utilizzarli per la partecipazione ad un promettente concorso di bellezza. Le ragazze, ignare del pericolo, accettavano la proposta, per poi vedersi ricattate dagli estorsori.

Ma cos’è la sextortion?

Con “sextortion” si intende l’estorsione di denaro, favori sessuali o altri vantaggi a danno di una persona, dietro la minaccia di rendere pubblici i suoi contenuti intimi (messaggi, foto e video).

L’inquadramento giuridico

A dire la verità, nel nostro ordinamento non esiste un vero e proprio reato di estorsione sessuale, e la normativa potenzialmente applicabile non risulta comunque adeguata a combattere il fenomeno in modo adeguato.

Infatti, il reato di estorsione di cui all’art. 629 c.p. incrimina il comportamento di “chiunque, tramite violenza o minaccia, costringendo taluno a fare o ad omettere qualche cosa, procuri a sé o ad altri un ingiusto profitto con altrui danno”. Questa formulazione, però, non sembra idonea a ricomprendere l’ipotesi di sextortion, in quanto la Giurisprudenza in diverse occasioni ha chiarito espressamente che il danno provocato alla vittima deve essere considerato solo in termini patrimoniali, e non anche morali.

Che differenza c’è con il revenge porn?

In caso di sextortion, a differenza del reato di revenge porn di cui all’art. 613 ter c.p., il reo non intende pubblicare i contenuti sessuali e pornografici della vittima per umiliarla o offenderla, ma piuttosto cerca di sfruttare la minaccia della pubblicazione per pressarla psicologicamente al solo scopo di costringerla a farsi versare del denaro.

Un caso di sextortion può trasformarsi in violenza sessuale?

La risposta affermativa proviene dalla Corte di Cassazione, la quale, con sentenza n. 37128/2006, ha sancito che se il favore richiesto alla vittima da parte dell’estorsore consiste in prestazioni sessuali, allora la condotta deve essere qualificata come un vero e proprio tentativo di violenza sessuale.

Come agisce l’estorsore?

Solitamente, le persone prese di mira ricevono un invito sui social da parte di un uomo o di una donna particolarmente attraenti, con cui iniziano a chiacchierare e ad entrare in confidenza fino a proporre loro di effettuare una videochat erotica. Durante la conversazione, l’affascinante corteggiatore propone loro di passare ad una videochat all’interno di cui, per sembrare credibile, si limita a scoprire di fronte alla webcam parti del corpo da cui sia comunque impossibile risalire alla sua identità, registrando nel frattempo il video all’insaputa del malcapitato. In seguito, l’estorsore contatta la vittima per estorcerle appunto del denaro o altri vantaggi, minacciandola di divulgare sul web o ai suoi familiari e amici il materiale sessuale registrato.

L’aumento dei casi di sextortion durante la pandemia

Considerato che durante il lockdown la maggior parte della popolazione è stata costretta al confinamento in forza delle restrizioni disposte dal Governo per arginare la pandemia, il tempo trascorso in rete è aumentato in misura considerevole, contribuendo inevitabilmente a una crescita esponenziale dei casi di sextortion.

In questo panorama così drammatico, ogni rapporto interpersonale si è basato per lo più su una comunicazione quasi esclusivamente virtuale, favorendo purtroppo l’incontro tra gli estorsori sessuali e le loro vittime, spesso minorenni.

I dati allarmanti

Una recente ricerca americana, infatti, ha dimostrato che le le vittime più giovani vengono adescate più facilmente attraverso l’utilizzo della rete (più del 60% nel caso di vittime tredicenni e più del 50% delle vittime quattordicenni), mentre con il crescere dell’età aumenta anche la percentuale delle vittime che conoscevano già in precedenza il proprio estorsore. In particolare, gli studi hanno rilevato che nel 62% dei casi le vittime hanno ceduto al ricatto, ma che nel 68% di tali casi le richieste e le minacce sono diventate più frequenti. Infine, è emerso che il 56% delle vittime ha confessato la vicenda alla propria famiglia o ad amici, il 26% ha condiviso l’accaduto sul web e solo il 17% ha chiesto aiuto alle autorità competenti.

La necessità di scongiurare il fenomeno

Ferma restando l’urgenza di specifici interventi legislativi , è sempre importante ribadire che la lotta al sextortion deve innanzitutto partire da mirate attività di prevenzione, anche tramite l’utilizzo di campagne che sensibilizzino l’opinione pubblica sul tema, considerato che, come appena spiegato, le vittime sono per lo più minorenni.

Come evidenziato anche dalla Cassazione, poi, non bisogna dimenticare l’importanza di destigmatizzare le vittime. Analogamente al revenge porn e alla violenza sessuale, infatti, il senso di vergogna e di umiliazione avvertito dalle vittime spesso le fa desistere dal denunciare l’accaduto, vista la paura di essere giudicate, quando, piuttosto, il giudizio della società dovrebbe incentrarsi sulla criminosità dell’azione compiuta dall’estorsore, e non anche sulla vittima.

Appare evidente, dunque, come il primo passo da muovere sia sul fronte dell’educazione e della severità, in modo tale che, compresa pienamente l’entità e la gravità del fenomeno, si possano finalmente introdurre misure adeguate a combatterlo in misura efficace.

Se sei vittima di sextortion, è giusto denunciare e far rispettare i tuoi diritti, perché il ricatto non ha posto in un contesto civile. Puoi anche far valutare il tuo caso e richiedere supporto contattando Chi Odia Paga, all’indirizzo www.chiodiapaga.it.

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