Chat di condominio su Whatsapp: cosa dice la legge

Ormai, si sa, ogni pretesto è buono, specialmente nei gruppi sociali, anche in quelli più “formali”, per creare delle chat collettive con lo scopo di comunicare in modo rapido e sicuro.

Tra le nuove chat, ad esempio, spiccano anche quelle condominiali, formate cioè da tutti gli inquilini degli appartamenti facenti parte di una certa struttura immobiliare per effettuare comunicazioni di servizio circa eventuali problematiche e/o situazioni inerenti al condominio. 

Tuttavia, analogamente a tutte le chat di gruppo, anche all’interno di queste chat condominiali, nel caso in cui vengano adottati comportamenti poco corretti c’è il rischio di incorrere in conseguenze giuridicamente rilevanti, tanto sul piano civile, quanto su quello penale. 

Prima di tutto, però, è bene chiarire cosa si intenda per “condominio”.

Secondo quanto previsto dagli artt. 1117 e ss. del codice civile, il condominio costituisce una forma particolare di comunione su un bene immobile nel quale coesistono:

  • parti di proprietà esclusiva dei singoli condomini (ossia gli appartamenti);
  • parti di proprietà comune che necessitano di una gestione unitaria (ad esempio il tetto, le scale, la portineria, le mura portanti, le lavanderie) secondo quanto stabilito dal regolamento condominiale.

Di conseguenza, considerata la fisiologica e stretta convivenza a cui sono sottoposti tutti i condòmini, si assume fondamentale raggiungere e mantenere un equilibrio che consenta, da una parte, la trasparenza e la correttezza di tutte le operazioni poste in essere per la gestione del condominio e, dall’altra, la riservatezza di cui ogni inquilino deve imprescindibilmente godere.

Sul punto, la Legge 220/2012 è intervenuta in merito alla regolazione dell’attività di trattamento dei dati personali all’interno del condominio stesso, specie con riguardo ai compiti e ai doveri demandati all’amministratore in qualità di rappresentante legale dell’intero condominio.

In particolare, secondo la normativa citata, l’amministratore deve garantire l’adozione di misure adeguate a proteggere i dati personali di tutti i condomini, evitando così eventuali rischi di violazione o di perdita dei loro dati sensibili. 

Questi principi, tuttavia, come si applicano rispetto alle chat di gruppo condominiali?

Sul punto, infatti, manca un riferimento normativo specifico, in assenza di cui, secondo l’interpretazione maggioritaria, nel caso in cui venga creato un gruppo condominiale Whatsapp o di altra messaggistica, soltanto l’amministratore della chat deve essere considerato titolare del trattamento dei dati condivisi dai condomini nel gruppo.

Quest’ultimo, in verità, non è detto che debba coincidere necessariamente con la persona dell’amministratore del condominio, considerato che attualmente non esiste alcun obbligo in base a cui quest’ultimo debba far parte della chat condominiale. 

Ad ogni modo, nonostante l’assenza di una normativa ad hoc, in merito alle chat di gruppo tra condòmini si assume necessario ricostruire una base giuridica che regolamenti la condivisione delle informazioni individuali e massive in modo legittimo, considerata la vastità di illeciti che potrebbero altrimenti verificarsi.

Secondo le statistiche più recenti, infatti, i reati che si possono commettere con più facilità nelle chat condominiali sono:

  • Utilizzo di numeri di telefono o utenze di posta elettronica senza il consenso dell’interessato (ad esempio, nel caso in cui un condòmino venga inserito nella chat collettiva senza averne dato autorizzazione)
  • Stalking condominiale
  • Diffamazione, nel caso in cui un condòmino rivolga a un altro o più offese o termini denigratori in assenza dei presupposti di verità, pertinenza e continenza

Secondo quanto finora esposto, dunque, appare evidente quanto la tematica in esame sia complessa e lacunosa.

Ciononostante, se da un lato possiamo considerare più o meno risolti gli aspetti penali relativi alle chat condominiali, come le diffamazioni o la diffusione di contenuti offensivi, lo stesso non può dirsi per la tutela dei dati personali dei condòmini, in ordine a cui, pertanto, si auspica da parte del Legislatore un intervento mirato in grado di salvaguardare la loro privacy, definendo specificamente ruoli e relative responsabilità.

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