C’è chi vende le foto di peni ricevute senza consenso

Cosa è il cyberflashing

Il cyberflashing è un nuovo tipo di molestia online che consiste nell’invio di immagini oscene a persone sconosciute attraverso il Bluetooth o Airdrop.

La particolarità di questo fenomeno risiede nel fatto che le foto vengano inviate in forma anonima, costringendo l’utente a visualizzarne il contenuto in anteprima prima di decidere se aprirle o no, a causa delle impostazioni di default di AirDrop che permettono a chiunque di inviare immagini in forma anonima.

I dati da sapere

Nonostante non ci siano dati sulla diffusione del fenomeno in Italia, diverse ricerche sia in America sia in Inghilterra hanno dimostrato che nel Regno Unito più del 40 per cento delle donne tra i 25 e i 35 anni ha ricevuto un’immagine non richiesta di genitali maschili, mentre negli Stati Uniti il fenomeno riguarda il 53 per cento delle donne tra i 19 e i 28 anni. 

Il vero problema è che l’invio di contenuti tramite Airdrop presuppone una vicinanza fisica dei due dispositivi e la vittima quindi, al momento della ricezione, sa che il suo potenziale “cyberflash” è proprio lì vicino a lei.

“Ogni volta è una sensazione orribile, e al momento non sappiamo come difenderci” ha dichiarato Zoe Scaman, l’ideatrice del progetto “Nft the Dp”, una soluzione simpatica anche se non definitiva per provare ad arginare il fenomeno del cyberflashing.

Il progetto Nft the Dp è nato in Inghilterra proprio per tutelare le donne vittime di cyberflashing: la sigla Nft rappresenta i “non fungible tokens”, dei gettoni digitali che certificano in maniera inequivocabile la proprietà di un contenuto digitale, mentre quella DP sta per “dick pic”, tradotta in italiano come un’immagine rappresentante l’organo riproduttivo maschile. 

Ma come funziona?

Nft the Dp è una semplice pagina web che spiega in tredici passaggi come trasformare l’immagine ricevuta in un gettone, con l’intenzione di chiedere al molestatore di pagarla per riaverla indietro. 

Alla fine del sito c’è anche un piccolo paragrafo finale che si rivolge con tono scherzoso a chi ha inviato la foto indesiderata: “Paga l’Nft, se puoi permettertelo, altrimenti… peccato!”.

E a livello legale?

Una proposta come quella di Nft the Dp può avere delle conseguenze legali. 

Durante un’intervista Matteo Flora, il presidente dell’associazione Permesso Negato che si occupa di difendere le vittime di diffusione non consensuale di immagini intime, ha confermato che la vendita di NFT potrebbe incorrere nei reati di diffamazione, violazione della privacy, violazione del diritto d’autore, oltre ad integrare una forma di diffusione non consensuale di immagini intime. 

In Italia purtroppo non c’è ancora una legge specifica sul cyber flashing, sebbene l’articolo 660 del codice penale istituisca il reato di molestie nei seguenti termini: “Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, ovvero col mezzo del telefono, per petulanza o per altro biasimevole motivo, reca a taluno molestie o disturbo è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda fino a euro 516”. 

Pertanto, se i social network sono considerati come luoghi aperti al pubblico, è ipotizzabile che in futuro anche il cyber flashing possa esservi ricondotto. 

Come difendersi?

Dopo aver ricevuto una foto indesiderata, la scelta migliore è sempre quella di denunciare. Se la foto viene inviata su una piattaforma social è opportuno segnalare immediatamente sia il profilo da cui si riceve la foto, sia il singolo contenuto, perché solo così Facebook è autorizzato ad andare a guardare dentro una chat privata. 

Per tutelarsi in via preventiva, invece, è sufficiente modificare le impostazioni di ricezione di Bluetooth e AirDrop, limitando ai contatti la platea di utenti da cui è possibile ricevere file.

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