Augurare la morte sui social è reato?

Ti auguro di morire” “Spero che ti investano” “Perché non ti ammazzi?

A chi non è capitato di vedere questo tipo di frasi online, scritte con un po’ troppa leggerezza in commento ad articoli di cronaca, pagine politiche o di sport.

Ma augurare la morte o gravi mali a qualcuno online è reato?

Generalmente no:  secondo la sentenza numero 41190 del 2014 della Suprema Corte di Cassazione, questo tipo di frasi, così poste, non rientrano in nessun delitto previstodal Codice Penale e quindi non costituiscono reato.

Per quanto l’odio verso una persona possa non essere giustificato, la manifestazione di quest’odio risulta tutelata dal diritto di espressione sancito dalla Costituzione ma non per questo dobbiamo fare l’errore di pensare che allora si possa dire di tutto!

Alcune manifestazioni di odio, infatti, possono integrare reato quando sono rivolte nei confronti di specifici soggetti: è il caso delle frasi che incitano alla discriminazione o alla violenza per motivi religiosi, etnici o razziali.

Non tutte le forme d’odio sono l’espressione di un sentimento lecito: se dirette ad un soggetto fragile quando, per vari motivi, non sia in grado di distinguere un augurio di cattivo gusto da una vera e propria intimidazione, prendono i connotati della violenza psicologica. O ancora, quando gli auguri di morte si fanno ripetitivi e petulanti è possibile procedere contro questi “leoni da tastiera” con una querela per il reato di molestie, come da articolo 660 del Codice Penale.

Non è da escludere che condotte del genere, iniziate da un commento aggressivo, possano sfociare in reati ben più gravi. Quando gli auguri di morte, continuati nel tempo, diventano così intensi da creare nella persona un forte stato di ansia, sarà possibile presentare querela per il reato di stalking. Il reato di “atti persecutori“, come da articolo 612-bis del Codice Penale, viene caratterizzato infatti dalla presenza massiccia di molestie e minacce in grado diinfondere nella vittima il timore di una ripercussione, su di sé o i propri cari, tanto da portarla amodificare le proprie abitudini di vita.

Si potrà invece parlare di minacce, come da articolo 612 del Codice Penale nel caso in cui il contenuto delle frasi e le circostanze in cui vengono comunicate facciano trasparire chiaramente che il danno prospettato dipenderà dalle dirette azioni dell’aggressore. Qualche esempio: “prima o poi ti ammazzo” “attenzione a dove cammini” “non sai che ti faccio”

COSA SI PUÒ FARE?

  • Se sei vittima di stalking o minacce hai tempo rispettivamente sei o tre mesi per sporgere querela.
  • Se le condotte di cui sei vittima sono avvenute online, ricorda che fare uno screenshot non è sempre il modo più efficace per acquisire la prova. Visita sul sito chiodiapaga.it la pagina dedicata alla “legalizzazione” per scoprire come ottenere una prova legale.
  • Se ti senti in pericolo, rivolgiti al più presto alle forze dell’ordine.

Fai valere i tuoi diritti. Chiedi sempre aiuto o un parere legale.

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